FAQ

FAQ – DOMANDE FREQUENTI SUL RESTAURO DELLA CEROPLASTICA

 

  • Come si restaurano le ceroplastiche anatomiche?
La cera è un materiale particolarmente delicato e il suo restauro rientra a buon titolo fra i più difficili a livello tecnico. È infatti molto sensibile agli sbalzi termici, soprattutto se repentini, che la danneggiano con fratture (freddo) o con deformazioni (caldo).
In passato, questo materiale non veniva considerato di grande pregio, per tale ragione molte opere sono state conservate in modo inopportuno o, peggio, “restaurate” dai proprietari con modalità a dir poco inappropriate, ossia applicando cera calda di candela e altri materiali inidonei.
La ceroplastica, invece, va restaurata mantenendo inalterata la parte originale, lavorando sulle mancanze in modalità separata e “per assemblaggio”, utilizzando materiali reversibili, riconoscibili, chimicamente compatibili e secondo il principio del minimo intervento. Questo tipo di operazione può essere eseguita solamente da restauratori qualificati e, soprattutto, specializzati su questo specifico materiale organico.

 

  • Quanto costa restaurare una cera?
Il costo varia da caso a caso, non si può stabilire a priori un tariffario. A determinare il prezzo di un intervento sono: dimensione e tecnica esecutiva dell’opera (ad esempio, lo spessore più o meno sottile della cera); la tipologia di danno; se vi sono parti mancanti. Per avere un preventivo, occorre fornire foto d’insieme e di dettaglio dell’opera, avendo cura di fotografare in maniera ravvicinata i danni maggiori.

 

 

FAQ – DOMANDE FREQUENTI SULLA DIAGNOSTICA DEI BENI CULTURALI

 

  • Per determinare la paternità di un’opera (ossia l’autore, la scuola ecc.), servono le analisi diagnostiche?
Molti ritengono che le analisi diagnostiche più approfondite siano il primo passo da compiere non appena si entri in possesso di un’opera potenzialmente preziosa, ritenendole utili per identificare l’autore. Tuttavia, le analisi diagnostiche mirate all’identificazione chimica dei materiali costitutivi dovrebbero essere considerate solo in ultima istanza, inoltre, spesso, non sono così determinanti per l’identificazione dell’autore. È più utile inizialmente esaminare l’opera con un microscopio e con i raggi UV; solo successivamente, se necessario, si dovrebbero eseguire esami più approfonditi con infrarossi (IR), raggi X (XRF, radiografia, TC) o altre tecniche.
Se non si conoscono né l’autore né il periodo di esecuzione, la prima azione da intraprendere è contattare un professionista qualificato (storico dell’arte, restauratore, museo) per ottenere una prima indicazione sull’ambito di provenienza. A seguire, se l’opera risulta appartenere, ad esempio, alla “pittura veneta del Quattrocento”, è consigliabile consultare uno degli esperti di questo particolare ambito per ricevere un parere autorevole. Solo in seguito, su indicazione dello studioso, si dovrebbe considerare l’opportunità effettiva di approfondire lo studio dell’opera con delle indagini diagnostiche più approfondite e mirate a risolvere eventuali dubbi. 

 

  • Quando è opportuno fare le analisi diagnostiche ad un’opera d’arte?
Le analisi diagnostiche vanno eseguite una volta stabilito l’autore, su consiglio dell’esperto che ha determinato la paternità dell’opera o l’ambito di provenienza. Vanno infatti eseguite con un criterio ben definito, per rispondere a delle domande ben precise.

 

  • Cosa possono dirci, o non dirci, le analisi diagnostiche su un dipinto? A quali domande possono rispondere?
L’analisi al microscopio ottico e ai raggio UV fornisce già molti indizi sull’epoca, tecnica esecutiva, presenza di interventi di restauro pregressi, ritocchi o rifacimenti mimetici. Queste semplici ma importanti indagini, se condotte da un occhio esperto, aprono sovente le porte anche alla scoperta di falsi clamorosi. Le analisi diagnostiche più approfondite possono, ad esempio, determinare con relativa precisione la compatibilità dei materiali del dipinto con una particolare epoca. Possono infatti rivelare se un’opera, apparentemente del Seicento, appartiene in realtà all’Ottocento, identificando dei particolari pigmenti utilizzati solo dopo una certa data o confermando la presenza di un particolare tipo di supporto o di materiali di origine industriale.
In generale, le analisi diagnostiche possono supportare l’attribuzione di un dipinto a un autore specifico, grazie all’identificazione di disegni preparatori caratteristici, all’uso di preparazioni, colori o supporti distintivi, alla presenza di impurezze nei materiali tipiche del periodo e della regione in cui operava l’artista. Tuttavia, questo tipo di indagini non possono da sole stabilire la paternità di un’opera d’arte, a meno che l’ente e/o lo studioso riconosciuti come massima autorità nel settore (storico dell’arte, museo, fondazione, ecc.) non concordino con tale attribuzione.
Infine, specifiche indagini diagnostiche risultano talvolta utili nel determinare il miglior intervento di restauro, specialmente in caso di incertezze riguardanti la natura dei materiali e dei supporti che non possono essere risolte altrimenti.

 

  • Quando è opportuno effettuare analisi diagnostiche su ceroplastiche o manufatti tridimensionali?
Le ceroplastiche e le opere tridimensionali, in particolare quelle di grandi dimensioni, presentano una struttura di supporto interna che può essere esaminata e valutata solo attraverso specifiche analisi diagnostiche. Altri esami possono inoltre rivelare se l’opera sia stata realizzata con un unico composto e confermare la presenza di eventuali interventi di restauro o rifacimenti mimetici.

 

 

FAQ – DOMANDE FREQUENTI SULLA REALIZZAZIONE DI MOSTRE TEMPORANEE E ALLESTIMENTI MUSEALI PERMANENTI

 

  • Quali sono i criteri per allestire un museo o una mostra temporanea in modo efficace e accattivante?
Allestire una mostra, in particolare se temporanea, può sembrare un compito accessibile a tutti. Tuttavia, trasformare un’esposizione in un evento memorabile è un’abilità che appartiene a un ristretto gruppo di professionisti, capaci di creare un’esperienza che porti a risultati concreti, come un apprendimento efficace, una maggiore sensibilizzazione su un tema o la valorizzazione di un brand. La progettazione di un allestimento efficace deve considerare l’impatto sul visitatore sia a livello corporeo che mentale, attingendo a conoscenze provenienti da ambiti come l’ergonomia cognitiva e fisica, la neuroestetica, il neuromarketing, il neurobranding e il neurodesign.
I professionisti che operano con questo bagaglio culturale, unito a una forte componente di creatività e immaginazione, non si limitano a creare un allestimento, ma generano un’esperienza destinata a rimanere impressa nella memoria emotiva del fruitore. Per questo motivo è bene affidarsi a dei team altamente qualificati come quello di Federica Dal Forno.
  • Qual è la differenza tra la creazione di un allestimento museale permanente e quella di un allestimento temporaneo?
L’allestimento museale permanente è spesso orientato alla didattica e all’apprendimento, deve risultare accessibile a diversi livelli di approfondimento e contemplare il potenziale rinnovamento nel tempo di contenuti, oggetti espositivi e tecnologia. I materiali devono essere durevoli, componibili e versatili, progettati per garantire la migliore conservazione e sicurezza dei manufatti, secondo criteri specifici. Creatività e originalità vanno ben dosate, evitando “eccessi” che possono risultare accattivanti all’inizio, ma stancare sul lungo termine. Occorre inoltre ricordare che i primi fruitori del museo sono gli addetti museali.
Al contrario, l’allestimento di una mostra temporanea è caratterizzato da una maggiore varietà di contenuti, obiettivi e modalità di fruizione. Può avvicinarsi ai requisiti di una mostra permanente oppure limitarsi a una semplice esposizione di pannelli didattici e/o beni culturali senza particolari esigenze conservative. 
Spesso, le sedi destinate all’esposizione vengono identificate in luoghi non tradizionalmente dedicati ad eventi e manifestazioni culturali, quindi, ci si deve preoccupare di interagire con il contesto senza interferire con attività e servizi essenziali, riuscendo al contempo a catturare l’attenzione dei destinatari. Generalmente, l’obiettivo di queste mostre è fornire un’esperienza immediata e coinvolgente, volta a sensibilizzare il pubblico su temi specifici. In questo caso, la creatività può esprimersi con maggiore libertà rispetto all’ambito degli allestimenti museali permanenti, pur mantenendo un’interpretazione appropriata del contesto e del pubblico.

 

  • Qual è il costo per allestire una o più sale museali in modo permanente?
Il costo varia in base a numerosi fattori e deve essere valutato caso per caso. Tuttavia, la spesa principale è generalmente imputabile all’alta qualità degli arredi e dei materiali utilizzati, necessari a garantire la conservazione ottimale dei beni esposti e la durevolezza dell’allestimento nel tempo.

 

  • Qual è il costo per allestire una mostra temporanea?
Anche in questo caso, i costi dipendono da vari fattori, ma è possibile ottenere risultati soddisfacenti con un investimento significativamente inferiore rispetto all’allestimento permanente. A influenzare la spesa complessiva sono principalmente le dimensioni degli impianti audio-video previsti e la necessità di esporre e proteggere oggetti di valore.